Un mondo ai piedi

La casa dove vivo confina con un oratorio. Di tanto in tanto dal muro di cinta del nostro cortile si vedono piovere dall’alto dei palloni da calcio.

Un giorno ne arriva uno che è talmente consumato, che delle sembianze originarie ne rimangono solo i fili della tela e in un punto si vede solo la camera d’aria.
Seppure del pallone da calcio abbia ormai veramente poco, lo trovo bellissimo, e decido di fotografarlo. Per nobilitarlo lo posiziono su di un piedistallo come fosse un trofeo.

Neppure una settimana dopo ecco piombarne un altro. Questo addirittura ha una protuberanza su di un lato, che lo fa sembrare una donna incinta.
Quest’ultimo ritrovamento, mi fa decidere di cercarne altri da fotografare.

Il loro reperimento non è facile, anche perché così consumati è difficile trovarli si possono recuperare solo negli oratori.
Piano piano nel tempo il loro numero cresce. Ognuno ha caratteristiche differenti e segna un epoca diversa: dai caratteristici palloni bianchi e neri della mia infanzia si è passati a disegni e colori diversi tipici del periodo in cui sono stati utilizzati.

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