Origami
La parola Ori-Gami deriva dal giapponese Oru, piegare, e Kami, carta. Le prime forme di origami, dette Go-Hei, erano costituite da semplici strisce di carta piegate in forme geometriche che unite ad un filo o ad una bacchetta di legno, venivano utilizzate per delimitare gli spazi sacri. Per un giapponese, donare un origami a forma di gru è un simbolo di purezza.
Ed è proprio guardando una piccola gru di carta, che mi è nata l’idea di realizzare un progetto fotografico utilizzando questa antica arte giapponese, e di ambientarla in natura.
Sono rimasto colpito e affascinato da quanti incredibili e meravigliosi soggetti potessero nascere, semplicemente piegando un foglio di carta.
In una prima fase, per la loro realizzazione, ho chiesto aiuto a una amica psicoterapeuta, che li utilizzava a scopo curativo, poi presa da troppi impegni lavorativi, mi ha spronato a continuare da solo. È così che mio malgrado ho dovuto imparare a realizzarli in prima persona. Benedico però questo imprevisto, grazie al quale ho potuto godere del piacere tattile nell’imparare a piegare la carta, nel capire le differenze tra i vari tipi di carta utilizzati e la soddisfazione provata ogni volta, quando sono riuscito a realizzare origami, che mai e poi mai avrei pensato di riuscire a fare.
Ci sono stati anche degli insuccessi e non pochi, l’origami insegna anche questo: l’arte della accettazione.
Nel tempo ho comunque cambiato approccio nella loro costruzione, non mi sono più posto la domanda di quanto tempo ci avrei messo, o di quante volte avrei dovuto ricominciare da capo, sono andato avanti all’infinito, fino a quando non ho trovato l’intuizione che mi permettesse di superare quei punti critici, che quasi ogni volta inevitabilmente si sono manifestati per raggiungere il traguardo.























